“Fare meno” è uno dei concetti più predicati nel tango.
Ma comunemente viene interpretato in modo superficiale, quasi matematico: meno figure = più tango.
Una formula suggestiva, ma piuttosto fragile.
Ridurre il tango alla quantità di figure significa guardare solo l’esterno del ballo, come se la qualità dipendesse dal numero di passi eseguiti. In realtà il punto non è quanti elementi utilizziamo, ma come nascono, come vengono articolati e quanto sono coerenti con il movimento, con la musica e con il dialogo nella coppia.
Quando parlo di “fare meno”, non mi riferisco ai passi.
Mi riferisco al movimento interno che sta tra i passi.
Fare meno significa eliminare tensioni inutili, movimenti superflui, compensazioni corporee e intenzioni confuse. Significa togliere ciò che disturba la comunicazione, per rendere il linguaggio più chiaro, efficace e funzionale.
Un po’ come nella scrittura.
Pulire la grammatica di un racconto lo rende più leggibile, più scorrevole, più comprensibile. Ma una grammatica perfetta, da sola, non basta a renderlo interessante. Servono contenuti, immaginazione, personalità, sensibilità espressiva.
Nel tango accade la stessa cosa.
Un movimento essenziale non è un movimento povero.
È un movimento organizzato, capace di sostenere l’espressione.
Per questo non credo nell’idea che le figure impoveriscano automaticamente il tango. Boleos, ganchos e altri elementi non sono “errori estetici” o decorazioni da eliminare. Fanno parte del linguaggio del tango, esattamente come certe parole fanno parte di una lingua.
La differenza non è la presenza delle figure.
La differenza è quando vengono inserite senza necessità, senza relazione con la musica, senza qualità nel movimento o senza una reale intenzione comunicativa.
Un racconto pieno di parole inutili stanca.
Un racconto privo di contenuti annoia.
Nel tango vale lo stesso principio:
non si tratta di fare tanto o fare poco, ma di mettere nel ballo ciò che serve, né più né meno.
L’essenzialità non consiste nel limitare il linguaggio.
Consiste nel renderlo più lucido, più organico e più consapevole.
E paradossalmente, proprio quando il movimento diventa più pulito e necessario, anche gli elementi più complessi smettono di sembrare “figure” e iniziano a diventare parte naturale del discorso musicale e corporeo.
“Less is more” nel tango non significa togliere figure.
Significa togliere ciò che impedisce al tango di parlare con chiarezza.

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