La Camminata nel Tango.

La camminata: un mito da sfatare.

Una convenzione molto diffusa è quella di distinguere la camminata da una figura, come se l’anima del Tango risiedesse solo nella prima, mentre le figure fossero figlie di un dio minore, prive di passione e interiorità, buone soltanto per l’arida esibizione.


Eppure, se fosse così, con la camminata potremmo arrivare fino a Santiago di Compostela… ma non balleremmo certamente un Tango.

In realtà, distinguere la camminata da una figura è una convenzione didatticamente fuorviante.
Perché, se è pur vero che tutto inizia con l’abbraccio — chiuso o aperto che sia — il Tango si manifesta già nel primo passo, che può essere in qualunque direzione. Tant’è vero che, in milonga, quasi sempre si comincia proprio con un’apertura laterale. Qualcuno forse ci vieta di cominciare con un Pivot?


A partire dalla prima azione, nel primo passo, in quell’istante si rivelano la connessione, la gestione del peso, l’intenzione e il tempo condiviso.

  • Le figure sono combinazioni di passi che si intrecciano e si raccontano;
  • La camminata altro non è che una figura composta da due passi lineari, semplice e noiosa se troppo ripetitiva.


E la noia, si sa, anche se musicale, contrasta con l’anima del Tango: fatto di espressione, improvvisazione, sorpresa e di quella misteriosa alchimia che solo due corpi in abbraccio possono creare.

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